Referendum e Riforma costituzionale: il punto chiave della Riforma


Referendum e Riforma costituzionale: il punto chiave della Riforma

Tra poco più di 2 giorni gli italiani, compresi quelli residenti all’Estero, saranno chiamati ad esprimere il loro voto rispetto alla riforma costituzionale promossa in aprile dal Governo Renzi e approvata alla Camera con la sola maggioranza dei 2/3 dei votanti. Il testo della riforma, fortemente voluto dal premier Matteo Renzi e redatto dal ministro Maria Elena Boschi, si pone come obiettivo primario quello di superare l’attuale sistema parlamentare in uso nel nostro paese, tecnicamente definito come bicameralismo perfetto.
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In ragione di tale sistema nel nostro Paese i due rami de Parlamento, Senato e Camera dei deputati, svolgono le medesime funzioni e dispongono dei medesimi poteri, cosi come tra l’altro conferma l’art 70 della nostra costituzione.
Attraverso, quindi, una serie di modifiche apportate sia al Senato che alla stessa costituzione, la riforma si pone come obiettivo quello di approdare ad un nuovo sistema parlamentare, in uso in diversi paesi europei definito bicameralismo imperfetto, alla luce della considerazione che le due camere svolgono funzioni diverse.
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IL PUNTO CARDINE DELLA RIFORMA
Il punto nodale della riforma è costituito dalla modifica che la riforma promossa dal premier Renzi intende apportare al Senato della Repubblica. Anzitutto il Governo intende diminuire il numero dei senatori presenti nella camera, i quali sarebbe ridotti ad un numero pari a 100; inoltre a ricoprire la carica di membro del Senato non saranno più soggetti eletti direttamente dal popolo, bensì consiglieri regionali e sindaci locali, attraverso un nuovo sistema di elezione che verrà poi successivamente previsto tramite apposita legge elettorale.
Questa nuova composizione del Senato della Repubblica permetterà alle diverse realtà locali presenti in Senato di far udire la propria voce nelle scelte operate dallo Stato. Attraverso poi una modifica dell’articolo 70, al Senato verranno affidate nuove competenze, specificamente elencate dalla costituzione stessa. In questo modo la Camera dei Deputati potrà svolgere la funzione legislativa seconda una diversa modalità rispetto a quella fin’ora seguita alla luce del sistema bicamerale perfetto.
Al fine poi di rafforzare il nuovo sistema parlamentare, la riforma costituzionale prevede poi una nuova ridefinizione del titolo V della costituzione: rispetto al reparto di competenze disegnato con la legge costituzionale 3/2001, la nuova riforma intende riportare nelle mani dello stato alcune competenze che all’epoca erano invece state assegnate alle Regioni.
ABOLIZIONE DELLE PROVINCIE E DELLO CNEL
Tra i questi referendari presenti nel referendum del 4 dicembre, vengono inoltre menzionati due altri punti della riforma:
Abolizione delle provincie;
Abolizione dello Cnel;
Per quanto concerne il primo, più che di una vera e propria abolizione, si parlerebbe di un’abolizione dell’ente per come noi lo conosciamo: la sua struttura rimarrebbe operante, con una serie di modifiche funzionali e di composizione; per quanto concerne invece l’abolizione dello CNEL, ossia del consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, tale decisioni si innesterebbe in una ratio di risparmio economico perseguito dall’attuale Governo Renzi.
Al momento lo CNEL svolge due funzioni: la primaria è quella di fornire pareri su richiesta del Governo o delle regioni; il secondo è quello poter dare vita ad una iniziativa legislativa nei campi di propria competenza. Funzioni svolte con parsimonia fino ad oggi a detta del Governo.

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