PMI: in quali casi l’anticipo fatture può essere rifiutato dalle banche e come fare altrimenti


PMI: in quali casi l’anticipo fatture può essere rifiutato dalle banche e come fare altrimenti

La contrazione delle erogazioni bancarie che perdura dall’inizio della crisi ha spinto le imprese, in particolare le PMI, a ricorrere maggiormente a formule di finanziamento non tradizionali, anche presso gli stessi istituti bancari. Tra queste è ormai sempre più diffuso l’anticipo fatture, che consiste nell’anticipo dell’importo di un credito vantato tramite fattura, noto nella sua versione bancaria anche come fido per anticipo fatture.
Si tratta di una forma di finanziamento a breve termine che può avere luogo attraverso due modalità principali: con mandato all’incasso o con la cessione del credito a titolo oneroso (diverso è l’istituto giuridico che sottende l’operazione, ma simili sono gli effetti).
Il maggiore vantaggio per le imprese è l’incasso immediato della liquidità senza dover aspettare i 30, 60 o 90 giorni previsti per l’incasso effettivo dei crediti commerciali pendenti – sempre che l’impresa debitrice non paghi peraltro in ritardo, come avviene in due casi su tre secondo una recente indagine CRIBIS D&B.
L’anticipo viene accreditato dalla banca sul conto corrente dell’azienda a fronte di fatture emesse e non ancora incassate né scadute, e l’importo dell’accredito in genere non supera il 70%-80% del valore della fattura. A scadenza, la banca riaddibiterà il valore anticipato sul conto dell’azienda. Nel caso in cui il debitore paghi prima della scadenza è possibile chiedere una chiusura anticipata e, viceversa se il debitore paga oltre tala data, è possibile chiederne una proroga, non senza corrispondere però importanti penali e commissioni.
Ma come per i finanziamenti tradizionali, anche per l’anticipo fatture esiste un concreto rischio di rifiuto da parte degli istituti bancari: in primo luogo gli istituti tradizionali valutano il rating del richiedente che, se non risponde a determinati requisiti imposti da policy interne e da normative comunitarie, non può essere accettato. In seconda battuta ad essere analizzati sono i clienti dell’azienda: anche in questo caso la selezione è molto rigida, e può variare in funzione del contesto geografico, macroeconomico o del contesto di mercato.
Alcuni limiti sono inoltre insiti nel contratto stesso di anticipo fatture: esiste sempre un tetto massimo al fido e un limite di concentrazione per singoli debitori (in genere pari al 30% del valore del fido). Ciò significa che aziende che stanno vivendo una forte crescita dei ricavi, si trovano spesso con fidi o linee non sufficienti a supportare tale crescita. Allo stesso modo aziende che lavorano con uno o pochi grandi clienti, si trovano spesso a superare i limiti di concentrazione imposti, pagando ancora una volta importanti commissioni e penali.
Esistono poi ulteriori diffusi casi di rifiuto da parte delle banche: si pensi ad esempio ad aziende da poco costituite, quindi prive di rating o, peggio ancora, ad aziende che nascono come spin-off o affitti di ramo d’azienda da situazioni di crisi pregressa, seppur superata.
Fortunatamente, anche in questo campo l’evoluzione del settore fintech ha creato alternative che consentono di superare alcuni degli ostacoli sopra citati. Tra queste, le piattaforme di invoice financing (o invoice trading) consentono di vendere le fatture all’asta ad investitori professionali, come abbiamo precedentemente raccontato.
Infografica comparativa tra invoice financing e anticipo fatture bancario
A differenza degli istituti di credito, la vendita della fattura su una piattaforma di invoice trading non dipende particolarmente dal merito creditizio dell’azienda che cede i crediti commerciali ma soprattutto dal livello di solvibilità del debitore e, particolare non trascurabile, i costi sono estremamente chiari fin da subito. Inoltre non sono applicati limiti al fido, né limiti di concentrazione.
Marcello Scalmati
Founder CashMehttp://www.cashme.it/

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