Esportare in Iran: sì, ma in modo consapevole


Esportare in Iran: sì, ma in modo consapevole

Abbiamo già trattato di IRAN nel gennaio 2016 in occasione del Implementation Day del 16 gennaio (http://www.giornaledellepmi.it/iran-export-per-le-pmi-istruzioni-per-luso/). In quell’occasione veniva rimandato a data successiva, visto l’ampiezza dell’articolo, l’aspetto delle sanzioni americane in merito all’embargo. Ora, nell’ambito di una panoramica aggiornata a 10 mesi dall’Implementation Day, parleremo anche di queste.
Ma, prima di tutto, va segnalata l’incertezza determinata dalle elezioni (americane del novembre prossimo e iraniane a fine aprile 2017) che potrebbero portare ulteriori “variabili” nell’ambito di una fase di “snap-back mechanism”.
In merito ad una possibile opportunità di rapporto commerciale con l’IRAN, alle imprese con noi in contatto, “suggeriamo” sempre (perché poi si rende comunque necessaria – come si vedrà) una preventiva DUE DILIGENCE per quanto attiene:
– aspetto OGGETTIVO – Verifica che la merce sia di libera esportazione per la normativa UE e non abbia qualche complicanza con quella USA;
– aspetto SOGGETTIVO – Verifica che nessun soggetto iraniano coinvolto nell’operazione sia sottoposto a misure restrittive da parte dell’UE o USA;
– aspetto FINANZIARIO – Verifica sulla provenienza dei fondi per accertare che non vi sia il coinvolgimento di alcun istituto di credito tra quelli ancora sanzionati. Tra l’altro, in questo momento molti ordini hanno difficoltà a trasformarsi in vendita per limitata liquidità di valuta EURO (transazioni in US.$ sono vietate) da parte degli iraniani; oppure perché mancano le verifiche degli aspetti precedenti. Infine valutazione di quali banche poter utilizzare in sinergia operativa.
Ma vediamo meglio il tutto.
Aspetto OGGETTIVO
A livello di U.E. dal 16 gennaio 2016 vale la regola che “sono di libera circolazione” tutte le merci ad eccezione di quelle richiamate nel Regolamento U.E. 267/2012 e successive modifiche o complementari (UE 428/2009 – UE 775/2014 – 1382/2014 – UE 1861/2015 – 2420/2015); quelle del Regolamento U.E. 359/2011 e gli armamenti in generale (embargo ONU in vigore sino al Transition Day del 2023). A parte gli armamenti per gli altri esiste la possibilità di richiesta autorizzazione preventiva rilasciata direttamente dagli Stati Membri (per l’Italia il MISE). Bisogna quindi tenere in dovuta considerazione le tempistiche necessarie per portare a termine tutti gli adempimenti amministrativi necessari per l’ottenimento delle eventuali autorizzazioni presso le preposte autorità prima di stabilire in eventuali ordini “la data di consegna”. Sono principalmente i prodotti DUAL USE (ma non solo, e a tal proposito occorre visionare l’allegato 2 della 267/2012 e successive modifiche (esempio Reg.CE 882/2004 sugli alimenti e additivi alimentari).
A livello di Stati Uniti l’embargo è ancora in vigore (anche se alcune operazioni vengono accettate previo richiesta di autorizzazione) e, comunque, in ogni caso, fa fede la normativa U.S. E qui nasce il primo problema riguardante 3 condizioni di interpretazione americana: A) il soggetto è identificato come “US Person”; B) il bene che va in IRAN è di origine statunitense o comunque contiene parti o componenti statunitensi (oltre il 10%); C) sussistono delle decisioni, anche extraterritoriali, che il Governo Americano può prendere a suo insindacabile giudizio per determinare “sanzioni secondarie…”.
In merito alla voce A sono considerati “US Person” tutti i cittadini americani ovunque si trovino; tutti gli stranieri residenti in USA, tutte le entità organizzate (?!) ai sensi delle leggi degli Stati Uniti; tutte le persone straniere che per qualsiasi motivo si trovino negli Stati Uniti. Il Governo degli Stati Uniti ha escluso dai problemi di rispetto dell’embargo tutte le Società Europee ove vi sia una partecipazione al capitale americano (General License H – Iranian Transactions and Sanctions Regulations 31 C.F.R. part 560). E questo rende la cosa paradossale perché una multinazionale americana ( o società italiana con capitale anche di minoranza USA) presente in Europa può vendere in IRAN (sempre con attenzione alle limitazioni US) purchè l’Amministratore Delegato, o chi firma il contratto, non sia “US Person”.
Per le PMI italiane (rispettata la normativa UE) l’aspetto principale per le sanzioni USA è il punto B (quello della presenza di componentistica statunitense); anche se il punto C può sempre essere in agguato! Inoltre, inutile dirlo, se un manager italiano si reca in Usa è bene non si porti dietro nel computer email che parlano di trattative con l’Iran!
Per una valutazione del rischio “sanzioni USA” è possibile visitare il sito del Ministero del Tesoro USA ove è riportata l’informazione completa in merito all’embargo/sanzioni IRAN.
Aspetto SOGGETTIVO
Questa è una situazione particolarmente delicata in quanto anche solo per differente modo di scrivere diventa per noi occidentali difficile comprendere nomi e cognomi iraniani! Esiste comunque a livello UE una “black listed” di nominativi segnalati e, per gli USA, esiste la SDN List emessa dall’OFAC (Office of Foreign Assets Control). Per superare questo impasse è fondamentale avere contatti locali “ben consolidati” in Iran che possano “garantire” che l’impresa con la quale abbiamo a che fare non faccia riferimento (anche di nascosto) a persone o società in black listed. (questo è il caso classico delle sanzioni secondarie USA a società europee…). E questo aspetto è molto “a rischio” se ci si limita ad affidarsi a “visita tramite Delegazioni Ufficiali perché non si sa chi ci sia dall’altra parte) e tramite “triangolazioni con altri Paesi” perché la normativa ormai viene recepita che “non fa fede il destinatario intermediario ma la destinazione finale”.
Aspetto FINANZIARIO
Il settore delle banche è ancora “rallentato” nell’ambito di operatività con e da l’Iran (soprattutto per il lento ripristino del sistema SWIFT e perché sono ancora in “embargo” le operazioni in US.$). Molte banche europee, alcune precedentemente “sanzionate” dall’OFAC Americano, hanno optato per “momentaneamente astenersi dai rapporti con l’Iran”; altre, tra cui alcune Banche Italiane, hanno cominciato ad attrezzarsi e piano, piano ad operare. Anche le Banche trovano “fondamentale” l’esistenza di una Compliance Aziendale in merito all’Iran in quanto sono dovute a loro volta a rispettare tutti i parametri negli Aspetti oggettivi e soggettivi sopra riportati. Articoli del UE 1861/2015 fanno espressamente riferimento all’attività di supporto finanziario delle Banche e precisamente l’art.2/bis, il 3/bis, il 10/quinquies e il 15/b.
Attualmente le banche “operative” con l’IRAN hanno trovato una serie di Corrispondenti iraniani per cui nell’ambito di un’operazione commerciale è opportuno conoscere il nome della Banca del Cliente al fine di evitare “la sorpresa” che poi la stessa non abbia relazioni con la nostra Banca italiana (oppure fare viceversa). In merito ai pagamenti internazionali è opportuno segnalare che il Governo iraniano esclude la possibilità di emissione di lettera di credito (crediti documentari) che prevedono l’aggiunta di possibile conferma da parte delle banche estere. In questo caso, comunque, esistono strumenti che possono “mitigare” il rischio come Silent Confirmation o Star del Credere (che non è quello degli agenti). E per terminare non dimentichiamo l’Assicurazione del credito. SACE in questi mesi ha pubblicato: una brochure, ovviamente da leggere.
Danilo Galmozzi – Milanohttp://consulenzaexport.altervista.org/

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