Dati Geografici Digitali e Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile


Dati Geografici Digitali e Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile

Lo scorso 28 settembre è stato presentato alla Camera il Primo Rapporto ASViS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) sulla situazione dell’Italia rispetto ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile sottoscritti all’ONU nel 2015. Per gli interessati all’argomento, segnalo anche il sintetico resoconto preparato da Fulvio Ananasso e Dunia Pepe, di Stati Generali dell’Innovazione, SGI; utile perché comprende una sommaria descrizione del programma di sviluppo dell’Alleanza nel 2017.
Nel precedente post di agosto ho preso in considerazione il tema dell’uso consapevole dei dati geografici digitali e dell’importanza del loro impiego anche per confrontare gli SDGs (Sustainable Development Goals, Obiettivi di Sviluppo Sostenibile da raggiungere entro il 2030) su base territoriale.
Con questo, vorrei condividere alcune riflessioni riconducibili al quarto obiettivo dell’Agenda ONU 2030, riguardante l’Istruzione, così enunciato: “Fornire un’educazione di qualità, equa e inclusiva, opportunità di apprendimento per tutti”. Considerazioni annotate l’estate scorsa, durante l’organizzazione di un’iniziativa formativa riguardante gli Open Geo-Data e il loro utilizzo nella creazione di mappe esperienziali per l’innovazione del territorio e il turismo: una OpenGeoData School. Questo corso mira a trasferire – a chiunque lo desideri – le capacità per iniziare a lavorare con open geo-dati: dalla raccolta, all’interazione con OpenStreetMap, alla loro organizzazione per poi renderli fruibili con un geo-CMS (Bertalan Ivan, Mappiamo). Il percorso didattico d’impronta tecnica è stato arricchito con esperienze di #walkabout di Carlo Infante. Questo format, come ci ha fatto osservare Bertalan “consente di mappare con le parole il territorio, rendendo l’utente parte integrante del racconto georeferenziato”.  Un resoconto, efficace e coinvolgente, del primo incontro è  disponibile qui.
La soluzione didattica risultante permette di abbinare un processo di apprendimento – in questo caso per accrescere l’uso consapevole di dispositivi tecnologici largamente diffusi – con un processo geografico, la creazione di mappe esperienziali. Forse l’originalità del corso consiste nell’avere fatto in modo che l’apprendimento delle tecnologie diventi – esso stesso – un processo geografico. Un formato che può abilitare lo sviluppo di nuovi percorsi formativi e potrà essere riformulato per ulteriori ambiti applicativi.
Generalizzando, iniziative formative per accrescere le competenze digitali dei cittadini possono essere impostate tenendo presente le seguenti considerazioni.
Il cittadino, lo dice la parola stessa (direbbe Ferrini, il comico), sente il bisogno di conoscere i propri luoghi, di riconoscersi in essi e prova piacere nel condividere con altri (vicini e lontani) le qualità dei propri luoghi.
Vivere nell’era della Rivoluzione Digitale implica la presa d’atto che “nulla è più come prima”. Siamo invitati ad accettare nuovi paradigmi e ricercare nuovi modelli per comprendere la realtà e i fenomeni della nostra epoca. L’avvento della Rete ci ha fatto riscoprire che la Terra è un globo e l’umanità abita la superficie sferica del Pianeta. La cultura di epoca moderna è stata costruita sulla base della riduzione del globo terrestre a una mappa, cioè una rappresentazione secondo una logica spaziale della superficie sferica della Terra, e quindi della sua organizzazione.
La Rete non funziona secondo il modello spazio-temporale. Concettualizzare un mondo il cui funzionamento non ha bisogno di spazio e di tempo, è un’operazione straordinariamente difficile, poiché, non solo siamo ancora privi di modelli cui riferirci, ma siamo anche inevitabilmente influenzati da idee precostituite. L’attualità ci fornisce esempi: il referendum per l’uscita del Regno Unito dalla UE (Brexit) è un caso emblematico di come il fenomeno della globalizzazione sia stato interpretato facendo riferimento al modello culturale dello stato moderno centralizzato, come ha posto in evidenza il geografo Franco Farinelli.
E’ urgente il superamento della concezione di un mondo ancora cartografico, quando non esistono più sinistra e destra, alto e basso. E’ necessario essere partecipi di un cambiamento culturale che ricostruisca la relazione con i luoghi, in una dimensione che rifletta la globalità vera, cioè prendendo atto che la Terra è sferica: e la superficie della sfera non ha centro. La nostra responsabilità è quella di contribuire a ri-immaginarci in una nuova relazione fra luoghi e il nostro ethos, non solo per la nostra sopravvivenza, ma anche come senso di responsabilità verso la comunità nostra e quella mondiale.
La risposta rispetto al nuovo modello geografico che la globalizzazione sottende riguarda l’appropriazione delle capacità cognitive e strumentali per muoverci in spazi ibridi, in cui non solo persone ma anche dispositivi e oggetti oscillano tra luoghi fisici e luoghi della Rete; in cui le dimensioni spaziale e temporale assumono nuovi valori, non più soltanto quello legato alla descrizione del territorio, delle sue caratteristiche naturali e delle attività antropiche.
Capacità che ci consentano di stare a nostro agio nella “società informazionale“, plasmatasi grazie alle nuove condizioni tecnologiche della nostra epoca, in cui sviluppo, elaborazione e trasmissione delle informazioni diventano fonti basilari di produttività e potere. Organizzazione sociale che ha visto emergere network globali integrati: uno spazio dei flussi, cui si affianca però, parallelamente, uno spazio dei luoghi, che si forma seguendo una logica culturale centrata sul primato dell’esperienza, privilegiando e valorizzando il rapporto con lo spazio circostante.
Appropriazione quindi della capacità di utilizzo dei nuovi media, grazie all’impegno per un’alfabetizzazione digitale, che dia la possibilità ai singoli e alla comunità di partecipare in modo attivo a una società sempre più digitalizzata. Per quanto esposto sopra, un’alfabetizzazione anche geo-digitale: con la quale s’intenda non soltanto l’insegnamento e l’apprendimento delle conoscenze di base per l’uso delle tecnologie ma, soprattutto, l’acquisizione di una conoscenza consapevole del loro impiego nel lavoro e nella vita quotidiana. Tale consapevolezza, non può escludere la necessità di possedere, unitamente all’abilità nell’uso della tecnologia, anche capacità riguardanti la particolare forma dell’intelligenza, appunto spaziale (Con riferimento alla definizione di intelligenza spaziale stabilita nell’ambito delle scienze cognitive ovvero la complessa capacità di orientarsi nello spazio, utilizzarlo, ma anche concettualizzarlo e rappresentarlo), associata alla rappresentazione nella nostra mente del mondo esterno.
In altri termini, le iniziative di formazione/alfabetizzazione digitale relative ai temi geografici devono accrescere e migliorare le capacità spaziali, approfittando delle nuove funzionalità rese disponibili dalla tecnologia. Esse devono essere orientate verso l’alfabetizzazione spaziale: accrescere sia l’abilità nell’uso competente e confidente delle mappe e la capacità di creare rappresentazioni cartografiche per mezzo degli strumenti che la tecnologia mette a disposizione, sia la capacità di pensare in termini spaziali per affrontare situazioni e problemi nell’ambito della vita quotidiana, all’interno della società e del mondo che ci circonda.
Ritornando all’obiettivo dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile relativo all’istruzione, proposte formative come l’OpenGeoData School possono essere messe in relazione con le raccomandazioni corrispondenti a tale tema, che il Rapporto ASViS rivolge alle istituzioni e alla classe dirigente del Paese. Esse pongono l’accento sulla qualità degli apprendimenti, oltre la semplice frequenza scolastica. Al riguardo sono toccati tre aspetti, indicandone un orientamento:
il contenimento del fenomeno della dispersione, facendo leva sulle motivazioni dei singoli studenti e sul rafforzamento dell’autostima;
il tema dell’inclusione, potenziando – ad esempio – le pratiche didattiche quotidiane per aumentare la sensibilità a questo problema;
l’apprendimento permanente, con riferimento particolare all’importanza di mitigare effetti di divide, causati dalla forte accelerazione dell’innovazione tecnologica.
La diffusione di percorsi formativi che combinino l’apprendimento delle tecnologie e processi geografici per accrescere le competenze geo-digitali dei cittadini possono avere impatti rilevanti  rispetto a quest’ultima raccomandazione e – allo stesso tempo – intervenire proficuamente nei confronti dei precedenti due aspetti.
A titolo di esempio, format analoghi a quello cui si fatto cenno sopra possono essere previsti per affrontare questioni legate all’invecchiamento della popolazione e allo spopolamento di specifiche aree del Paese, contribuendo alla comprensione della complessità di questi temi e a mitigarne gli effetti. Nella pratica, significa ricercare risposte a domande come quelle di seguito riportate, che portano naturalmente a prendere in considerazione anche le ulteriori problematiche  poste in evidenza dal rapporto ASViS.
Mentre ci preoccupiamo della terra, teniamo conto di chi se ne potrà occupare tra dieci, venti o più anni?Come favorire, con le nostre risorse e con creatività, il ripopolamento e –soprattutto- il ringiovanimento della comunità?L’accoglienza di “genti straniere” può essere una soluzione?Potrebbe essere occasione per la creazione di “ponti” con i loro luoghi di provenienza?
Se tali pratiche didattiche si diffonderanno, occorrerà – nell’ambito delle attività di ASViS – individuare indicatori specifici per valutare l’incidenza che esse avranno sui temi riguardanti l’istruzione, segnalati come prioritari da questo primo rapporto. In virtù delle numerose interconnessioni tra i diversi obiettivi e, quindi, della centralità del Goal dedicato all’educazione all’interno della complessa architettura degli SDGs, tale monitoraggio potrebbe inoltre fornire utili indicazioni circa il contributo che la diffusione delle competenze geo-digitali può dare per il raggiungimento dell’insieme delle mete previste dall’Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile.

L’articolo Dati Geografici Digitali e Agenda ONU 2030 per lo sviluppo sostenibile è stato pubblicato originariamente su Tech Economy – The Business Value of Technology.

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