Conto Corrente dedicato: è obbligatorio?

Il conto corrente: è obbligatorio per chi apre Partita IVA averne uno dedicato? O è possibile utilizzare un conto esistente? Quali sono i limiti per l’utilizzo del denaro contante? E a quali sanzioni si va incontro?

Queste domande sono tipiche di chi si accinge ad aprire una partita IVA e sovente ci chiede se occorre o meno aprire un conto intestato alla nuova attività e se esistono e come funzionano i limiti per l’utilizzo del denaro contante. Vediamo insieme cosa prevede la normativa.

I lavoratori autonomi sono obbligati ad avere un conto corrente dedicato?

Il Decreto Bersani (Decreto sulle Liberalizzazioni) nel 2006 ha introdotto l’obbligo per le persone fisiche che esercitano arti e professioni e per le società o associazioni fra artisti e professionisti a tenere uno o più conti correnti bancari o postali ai quali far affluire le somme riscosse nell’esercizio dell’attività e dai quali effettuare i prelevamenti per il pagamento delle spese.

Tuttavia, nel 2008 il D.L. 112 abrogava il menzionato obbligo di tenere un conto corrente dedicato all’attività professionale.

Di conseguenza,  la risposta al quesito è la seguente: non è obbligatorio il conto corrente dedicato.

Per ricevere i pagamenti dalla Pubblica Amministrazione quale conto bisogna utilizzare?

La Pubblica Amministrazione, quando effettua i pagamenti, richiede l’indicazione di un conto corrente: in questo caso occorre semplicemente indicare gli estremi di un conto corrente anche se non dedicato esclusivamente all’attività professionale.

E’ possibile avere una partita IVA senza avere un conto corrente?

La risposta è sicuramente questa: il conto corrente dedicato all’attività non è obbligatorio ma occorre comunque avere un conto corrente dal quale effettuare il pagamento degli F24 nonché per effettuare i pagamenti e ricevere gli incassi superiori ai € 3.000 (limite previsto dalla normativa antiriciclaggio).

Quali sono i limiti di utilizzo contante ai fini della legge sull’antiriciclaggio?

Il limite per l’utilizzo del contante, dal 1 gennaio 2016, è pari ad € 3.000 per i trasferimenti effettuati con:

  • denaro contante,
  • libretti di deposito bancario o libretti postali al portatore,
  • titoli al portatore in euro o in valuta estera.

Quali le eccezioni al limite dei € 3.000?

Alcune operazioni hanno tuttavia un limite diverso per l’utilizzo del contante; in particolare:

  1. le rimesse di denaro (money transfer) effettuate all’estero hanno ancora il limite previsto fino al 31 dicembre 2015 pari ad € 1.000: queste rimesse avvengono normalmente quando un immigrato invia i propri risparmi nel Paese di origine;
  2. gli assegni, sia circolari che bancari, se superiori ad € 1.000 devono essere emessi con la clausola “non trasferibile”;
  3. i pagamenti effettuati dalla pubblica amministrazione per emolumenti non possono essere effettuati in contanti se superiori ad € 1.000.

Si precisa che il limite viene superato anche se vengono effettuati più pagamenti, inferiori alla soglia, ma comunque riconducibili alla stessa operazione (ad esempio una fattura di euro 4.000 non è possibile effettuare due pagamenti di cui uno euro 2.850 in contanti e l’altro di euro 1.150.

Quali le sanzioni in caso di superamento del limite dei € 3.000?

La sanzione amministrativa prevista per le violazioni dell’obbligo relativo al pagamento in contanti al di sopra delle soglie vigenti consentite varia dall’1% al 40% dell’importo trasferito e non può mai essere inferiore a € 3.000.

Tuttavia, se la violazione del limite supera i € 50.000, la sanzione minima prevista viene quintuplicata.

Inoltre, per il professionista che, venuto a conoscenza della violazione commessa, non effettua le dovute comunicazioni, è prevista una sanzione pecuniaria che va dal 3% al 30% dell’importo dell’operazione, con un minimo di € 3.ooo.

Quali le novità introdotte dal DL 193/2016?

Con l’entrata in vigore del DL 193/2016, sono cambiate le soglie giornaliere e mensili di prelievo dal conto corrente del denaro contante per gli imprenditori. Infatti, non è possibile ritirare più di € 1.000 al giorno e più di € 5.000 al mese, se non si vuole finire nel mirino del fisco.

Superati detti limiti, potrebbero scattare i controlli per verificare se si tratta di “ricavi non dichiarati”. Per i versamenti non ci sono limiti, ma occorrerà comunque sempre dimostrare la provenienza del denaro.

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Author: Vernieri Cotugno Dott.ssa Michela

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