Come assumere collaboratori e dipendenti a partita Iva

Come assumere collaboratori e dipendenti a partita Iva

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Per la tua azienda può essere estremamente vantaggioso instaurare una collaborazione con un soggetto detentore di partita iva, visto che tutti i costi ad esso legati sono deducibili e, oltre all’importo della prestazione, c’è solo la quota iva da versare (che tra l’altro è una partita di giro e si compenserà con l’iva in entrata) e, come se non bastasse, scompaiono tutti i costi e le noie burocratiche legate ad assunzioni, contratti, buste paga e contributi.

Assumere un dipendente o un collaboratore a partita iva però non sempre è possibile secondo la legge.
Vedremo di seguito quando e come potrai sfruttare questa possibilità e cosa comporta il farlo quando ciò non è previsto dal nostro ordinamento giuridico.

Partita iva si

I rapporti di lavoro che avranno sempre e comunque la partita iva come base sono quelli con:
soggetti iscritti ad albi professionali (medici, avvocati, notai, giornalisti etc);
– soggetti che prestano la loro opera dopo una comprovata formazione di carattere teorico o pratico che deve essere documentata con adeguati diplomi o che sia frutto di almeno dieci anni di pregressa ed indipendente esperienza nel settore in cui si opera;
– soggetti che posseggano un reddito da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 in relazione al minimo dei contributi Inps obbligatori.

Partita iva no

Non é possibile procedere alla collaborazione sottoforma di partita iva quando il soggetto che si intende assumere rientra in almeno due dei tre seguenti casi:
La collaborazione tra le parti, nell’ arco di un anno civile, supera i 241 giorni;
– Il reddito del lavoratore, negli ultimi due anni, é stato costituito per più dell’ottanta percento da incarichi con lo stesso committente;
– Il collaboratore dispone di un suo spazio di lavoro all’interno di una delle sedi del datore di lavoro (anche sedi temporanee o locali usati ad hoc per un dato progetto).

Rischi per collaborazioni a partita iva

Il rapporto di lavoro subordinato mascherato da collaborazione con partita iva è punito abbastanza duramente dall’ordinamento italiano, in particolare:
– la conversione da partita iva a collaborazione coordinata e continuativa (il famoso co.co.co) è automatica;
– lo Stato obbliga la corresponsione delle somme da pagare per l’assicurazione sugli infortuni (ove dovuta) e la registrazione del lavoratore alla gestione separata dell’Inps che, normalmente sarebbero per due terzi a carico del datore di lavoro e per un terzo a carico del lavoratore, ma che qui il lavoratore può scrollarsi di dosso rivalendosi sul datore di lavoro ed obbligandolo a pagare le somme nella loro interezza.

Assumere collaboratori a partita iva snellisce la tua vita lavorativa.

Per evitare rischi di sorta perchè non avvelerti fin dalle prima fasi delle diverse assunzioni di commercialisti esperti nel settore capaci di guidarti nella scelta caso per caso?

Dr. Andrea Raffaele
Dr. Andrea Raffaele
Corporate Tax Consultant, Advisor e CTU del Tribunale di Roma con una solida esperienza Aziendale in attività di Amministrazione, Finanza, Controllo di Gestione, Pianificazione Strategica, Business Planning, HR e di gestione di progetti di Start-up aziendali, di Riorganizzazione e Change Management maturata in prestigiose aziende Nazionali e Internazionali