Come fare un ricorso tributario

Commercialista Roma 

L’art.12, comma 2 della legge n.448/2001 (Legge finanziaria 2002) ha ampliato la competenza delle commissioni tributarie.

Pertanto, a decorrere dal 1° gennaio 2002, appartengono alla giurisdizione delle commissioni tributarie tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie, compresi quelli regionali, provinciali e comunali e per il Servizio sanitario nazionale, le sovrimposte e le addizionali, le sanzioni amministrative comunque irrogate dagli uffici finanziari , gli interessi ed ogni altro onere accessorio.

Alle commissioni è attribuita, infine, la competenza a giudicare su varie controversie di natura catastale come quelle concernenti, ad esempio, l’intestazione, la delimitazione l’estensione, il calassamento dei terreni e l’attribuzione della rendita.
Restano escluse dalla giurisdizione delle commissioni soltanto le controversie riguardanti gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica della cartella di pagamento o dell’avviso di intimazione ad adempiere all’obbligo risultante dal ruolo.

Bollo, concessioni governative, canone Rai

Il Ricorso tributario Per alcuni tributi “minori” (come l’imposta di bollo e la tassa di concessione governativa) non è previsto Il Ricorso tributario alle Commissioni ma occorre instaurare un contenzioso amministrativo presso la direzione regionale delle entrate (o l’ufficio delle entrate, se istituito), oppure rivolgersi al giudice civile.

Le opposizioni alle ingiunzioni dell’URAR in materia di abbonamenti alla RAI-TV devono essere presentate presso il Tribunale di Torino entro 30 giorni dalla notifica e con l’assistenza di un avvocato

(procedura che ovviamente rende più difficile per gli utenti la presentazione delle opposizioni).

  1. Gli atti impugnabili

Gli atti contro i quali è possibile ricorrere sono:

  • l’avviso di accertamento
  • l’avviso di liquidazione
  • il provvedimento che irroga le sanzioni
  • il ruolo e la cartella di pagamento
  • l’avviso di mora
  • gli atti relativi ad alcune operazioni catastali
  • il rifiuto, espresso o tacito, alla restituzione di tributi, sanzioni, interessi o altri accessori non dovuti
  • i provvedimenti che negano la spettanza di agevolazioni nonché i provvedimenti di rigetto delle domande di definizione agevolata dei rapporti tributari
  • ogni altro atto espressamente indicato dalla legge come autonomamente impugnabile.

Il termine per ricorrere per Il Ricorso tributario è di 60 giorni dalla notifica dell’atto. Se è stato notificato un avviso di accertamento e il contribuente presenta la domanda di concordato, i termini per ricorrere sono sospesi per 90 giorni a decorrere dalla data di presentazione della domanda.

Per agevolare il contribuente, la legge prevede che tutti gli atti impugnabili debbano contenere le seguenti indicazioni:

  • termine entro il quale Il Ricorso tributario va proposto
  • Commissione tributaria competente
  • procedure da seguire.
  1. Assistenza tecnica

Per le controversie aventi ad oggetto tributi di valore superiore a 5 milioni è indispensabile l’assistenza di un difensore abilitato. Per valore si intende l’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni (se si tratta solo di sanzioni, il valore è dato dalla somma di queste).

Attenzione:

Qualunque sia il loro valore, l’assistenza tecnica non è richiesta per le controversie aventi ad oggetto le iscrizioni a ruolo effettuate a seguito della liquidazione della dichiarazione dei redditi da parte dei Centri di Servizio.

Il presidente della commissione (o della sezione) o il collegio possono ordinare alla parte di munirsi dell’assistenza tecnica, anche nei casi in cui questa non è obbligatoria.
Per le cause già pendenti davanti alle vecchie Commissioni tributarie l’assistenza tecnica non è obbligatoria ma può essere disposta dalla Commissione.

Anche quando non è obbligatoria l’assistenza tecnica, il contribuente deve comunque fare attenzione alla complessità degli adempimenti previsti dalla nuova procedura (con la quale il contenzioso tributario viene di fatto ad essere assimilato al giudizio civile), e al rischio che la vertenza subisca un esito negativo a causa di una loro non esatta applicazione.

Assistenza gratuita
Ai non abbienti è assicurata l’assistenza gratuita; alla Commissione per il gratuito patrocinio, istituita presso ogni Commissione tributaria, è affidata la verifica del possesso delle condizioni richieste (che potranno anche essere autocertificate).

  1. Come si compila Il Ricorso tributario

Gli elementi essenziali
Il Ricorso tributario deve essere redatto in carta da bollo e contenere una serie di indicazioni:

  • la Commissione tributaria ( a indirizzi )a cui ci si rivolge;
  • il nome, il cognome (o la ragione sociale o la denominazione) del
    ricorrente (e, quando c’è, del suo legale rappresentante);
  • la residenza (o la sede legale o il domicilio eletto);
  • il codice fiscale;
  • l’ufficio (o l’ente locale o il concessionario della riscossione) nei cui confronti è proposto;
  • gli estremi dell’atto impugnato (avviso di accertamento, provvedimento di irrogazione sanzioni, ecc.);
  • l’oggetto della domanda (ad es., la richiesta di annullamento dell’atto);
  • i motivi di fatto e di diritto idonei a provare la sua fondatezza;
  • la sottoscrizione del ricorrente;
  • la sottoscrizione del difensore, quando è presente, con l’indicazione dell’incarico conferito.

La mancata indicazione di uno o più degli elementi sopra indicati comporta l’inammissibilità del Ricorso tributario. Tuttavia, non può essere dichiarato inammissibile Il Ricorso tributario che manca dell’indicazione del solo codice fiscale.

  1. Come si presenta Il Ricorso tributario

Il Ricorso tributario deve essere proposto direttamente alla controparte (Ufficio del ministero delle finanze, Ente locale, Concessionario della riscossione) utilizzando, alternativamente, una delle seguenti modalità:

  • notifica a mezzo Ufficiale Giudiziario da effettuare osservando le disposizioni del codice di procedura civile;
  • invio a mezzo servizio postale con plico raccomandato, senza busta, con avviso di ricevimento;
  • consegna diretta all’ufficio finanziario (o all’Ente locale) che ha emesso l’atto contro il quale si ricorre.

In tal caso l’impiegato addetto alla ricezione provvede al rilascio di ricevuta.

Nel caso di consegna diretta all’Ufficio o invio per posta, deve essere consegnato o spedito l’originale del ricorso in bollo, conservandone copia in carta semplice per la successiva costituzione in giudizio. Nel caso, invece, di notifica, devono essere consegnati all’ufficiale giudiziario 2 originali del Ricorso tributario, entrambi in bollo (uno rimarrà alla controparte, l’altro sarà restituito al ricorrente con apposta la “relata di notifica”).

Centri di servizio

È soggetta a regole particolari la procedura per i ricorsi contro le iscrizioni a ruolo effettuate a seguito della liquidazione della dichiarazione dei redditi da parte dei Centri di Servizio.

In questi casi Il Ricorso tributario, in bollo, deve essere intestato alla Commissione tributaria provinciale “tramite il Centro di servizio” (v. schema) e inviato allo stesso Centro di servizio a mezzo posta, con plico raccomandato senza busta, entro 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento. In caso di mancata risposta dopo almeno 6 mesi (e non oltre due anni) dalla presentazione del Ricorso tributario, il contribuente deve depositare presso la Segreteria della Commissione tributaria provinciale nella cui circoscrizione ha sede l’Ufficio delle imposte dirette competente (o l’Ufficio delle entrate, ( a indirizzi ) se istituito) il fascicolo di parte contenente:

  • la copia del Ricorso tributario in carta libera, dichiarata conforme all’originale
  • la fotocopia della ricevuta della spedizione del Ricorso tributario
  • la fotocopia della cartella di pagamento;
  • altri eventuali documenti a sostegno del Ricorso tributario.

È possibile chiedere – oltre alla sospensione amministrativa ai Centri di servizio – la sospensione alla Commissione provinciale anche prima che siano trascorsi sei mesi dalla presentazione del Ricorso tributario, depositando anticipatamente i documenti sopra indicati.

  1. Quando proporre Il Ricorso tributario

Il Ricorso tributario deve essere proposto, a pena di inammissibilità, entro 60 giorni dalla data di notificazione dell’atto (avviso di liquidazione o di accertamento, cartella di pagamento, ecc.).

Può accadere che l’atto di imposizione vero e proprio manchi (come, ad esempio, nel caso di una domanda di rimborso a cui l’Amministrazione non ha dato risposta).

In questi casi occorre attendere che si formi il c.d. “silenzio-rifiuto”, e cioè che siano trascorsi almeno 90 giorni dalla presentazione della domanda. A partire dal 91° giorno, e fino a quando il diritto non si prescrive (termine che può variare, secondo i casi, dai 48 mesi ai 10 anni) è possibile proporre Il Ricorso tributario

I termini per la proposizione del Ricorso tributario sono sospesi nel periodo feriale dal 1° agosto al 15 settembre.

  1. La condanna alle spese

Con la sentenza che definisce il giudizio la Commissione potrà anche condannare la parte perdente al pagamento delle spese (o, a seconda dei casi, dichiararle compensate in tutto o in parte).

  1. Sospensione dell’atto impugnato

Se dall’atto impugnato può derivargli un danno grave e irreparabile, il ricorrente può chiedere alla Commissione provinciale la sospensione della sua esecuzione.
La richiesta motivata può essere inserita nel Ricorso tributario o proposta con atto separato (che va notificato alle altre parti e depositato presso la segreteria della Commissione).

Quando la sospensione è richiesta in materia di sanzioni tributarie non penali:

  1. il giudice deve necessariamente concederla se il contribuente produce un’idonea garanzia, anche a mezzo fideiussione bancaria o assicurativa;
  2. può essere proposta istanza anche dinanzi alla Commissione tributaria regionale.
  1. Dopo la presentazione occorre la costituzione in giudizio

Nei 30 giorni successivi alla proposizione del Ricorso tributario il ricorrente deve “costituirsi in giudizio”.

Questo adempimento è di fondamentale importanza in quanto la sua omissione o, anche, la semplice tardività comporta l’inammissibilità del Ricorso tributario.
Una inammissibilità rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio e pronunciabile anche se la parte avversa si è costituita.

La costituzione in giudizio si effettua depositando presso la segreteria della Commissione il fascicolo di parte contenente:

  • l’originale del Ricorso tributario notificato a mezzo ufficiale giudiziario; se la presentazione è avvenuta per consegna diretta o a mezzo posta, si deposita una copia del Ricorso tributario dichiarata conforme all’originale insieme alla copia della ricevuta di consegna o di spedizione
  • l’originale o la fotocopia dell’atto impugnato e dei documenti eventualmente prodotti, elencati nel Ricorso tributario. Se sorgono contestazioni, il giudice può ordinare l’esibizione in originale di tutti gli atti e documenti.

Anche l’Ufficio deve costituirsi
L’obbligo di costituzione in giudizio riguarda anche la parte nei cui confronti Il Ricorso tributario è proposto, che deve depositare le proprie controdeduzioni.
Tale adempimento è di estrema importanza in quanto tramite esso il ricorrente viene messo in condizioni di conoscere la strategia adottata dalla controparte.
Nelle controdeduzioni la parte resistente è, infatti, tenuta ad esporre le sue difese e a prendere posizione sui motivi del Ricorso tributario, indicando le prove di cui intende avvalersi e proponendo eventuali eccezioni processuali e di merito.
La parte resistente è tenuta a costituirsi in giudizio entro il termine (non perentorio) di 60 giorni dalla proposizione del Ricorso tributario.
Unica eccezione è data dai ricorsi proposti ai Centri di Servizio per i quali la costituzione in giudizio avviene entro 60 giorni dalla richiesta di trasmissione del Ricorso tributario (da parte della segreteria della Commissione Tributaria Provinciale) che fa seguito al deposito del ricorso da parte del contribuente.

Le regole per il deposito dei documenti
Il processo tributario è un processo prevalentemente documentale: non è quindi ammessa la possibilità di avvalersi degli altri mezzi di prova ordinariamente riconosciuti come, ad esempio, il giuramento e la prova testimoniale.

Per essere utilizzati nel processo, i documenti devono essere elencati negli atti di parte cui sono allegati (ad esempio, nel Ricorso tributario).

È comunque ammesso produrli anche separatamente; in tal caso è però necessario preparare una apposita nota (chiamata “Nota di deposito documenti”), firmarla e depositarla in segreteria (in originale e in tante copie in carta semplice per quante sono le altre parti).

I “motivi” e il divieto delle “memorie integrative”
Uno degli elementi essenziali del Ricorso tributario – prescritto a pena di inammissibilità – è costituito dai “motivi”, ossia dalla dettagliata esposizione delle proprie ragioni.
L’esposizione dei motivi che sono a base del Ricorso tributario costituisce un elemento di estrema importanza in quanto i motivi non potranno essere integrati in atti successivi.

Fa eccezione il caso in cui l’integrazione sia resa necessaria dal successivo deposito di documenti ad opera delle altre parti o per ordine della commissione. In questi casi l’integrazione è ammessa entro il termine di 60 giorni decorrenti dalla data in cui l’interessato ha notizia del deposito.

Esempio: ricorro chiedendo l’annullamento dell’atto per violazione dell’obbligo di motivazione imposto dall’art. 42, comma 3°, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.

Se è stata già fissata l’udienza di trattazione l’interessato deve dichiarare a pena d’inammissibilità, non oltre la trattazione in camera di consiglio o la discussione in udienza pubblica, che intende proporre motivi aggiunti. Dopo tale adempimento la trattazione o l’udienza devono essere rinviate ad altra data per consentire il deposito della memoria.

L’integrazione dei motivi si effettua mediante un atto che deve avere, per quanto applicabili, i requisiti prescritti per Il Ricorso tributario .

È invece possibile depositare, anche successivamente al Ricorso tributario, documenti e memorie illustrative (atti che senza ampliare l’ambito della controversia si limitano ad illustrare in maniera più approfondita i motivi già esposti nel Ricorso tributario). Nel caso di trattazione della controversia in camera di consiglio è possibile anche la presentazione di “brevi repliche”, con le quali si propongono ulteriori contestazioni alle argomentazioni esposte nelle memorie.

Il deposito delle memorie, dei documenti e delle repliche va effettuato entro precisi termini: fino a 20 giorni liberi prima della data di trattazione, per i documenti; fino a 10 giorni liberi prima della data di trattazione, per le memorie; fino a 5 giorni liberi prima della data di trattazione in camera di consiglio, per le brevi repliche.

  1. Trattazione del Ricorso tributario e notifica della sentenza

La controversia è trattata di norma in “Camera di consiglio” (senza la presenza delle parti); se una delle parti vuole che Il Ricorso tributario  sia discusso in udienza pubblica deve farne richiesta alla Commissione con istanza da depositare in segreteria e da notificare alle altre parti costituite. L’istanza di pubblica udienza può anche essere proposta contestualmente al Ricorso tributario o ad altri atti processuali.

Alla segreteria della Commissione spetta il compito di comunicare alle parti costituite il dispositivo della sentenza. Alla notifica della sentenza possono invece provvedere le parti (sarà la parte che vi ha interesse a notificare la sentenza alle altre).
La parte che ha provveduto alla notifica dovrà depositare nella segreteria della Commissione l’originale (o copia autentica) della sentenza notificata.

  1. Pagamenti e rimborsi

Le norme processuali prevedono meccanismi di pagamento dei tributi e di rimborso delle somme non dovute più favorevoli al contribuente. Pertanto, anche in deroga a quanto previsto dalle singole leggi d’imposta, nei casi in cui è prevista la riscossione frazionata i tributi devono essere pagati:

  • per due terzi, dopo la sentenza della commissione tributaria provinciale che respinge Il Ricorso tributario ;
  • per l’ammontare risultante dalla sentenza della commissione tributaria provinciale, e comunque non oltre i due terzi, se la stessa accoglie parzialmente Il Ricorso tributario ;
  • per il residuo ammontare determinato dalla commissione tributaria regionale.

Per le ipotesi indicate nelle precedenti lettere a), b) e c) gli importi da versare vanno in ogni caso diminuiti di quanto già corrisposto.

Se Il Ricorso tributario viene accolto, il tributo corrisposto in eccedenza rispetto a quanto stabilito dalla sentenza della commissione tributaria provinciale, con i relativi interessi previsti dalle leggi fiscali, deve essere rimborsato d’ufficio entro novanta giorni dalla notificazione della sentenza.

Le imposte suppletive devono essere corrisposte dopo l’ultima sentenza non impugnata o impugnabile solo con ricorso in cassazione.

Nel caso di proposizione di un Ricorso tributario contro il rifiuto o il silenzio-rifiuto a provvedere ad un rimborso, se la Commissione condanna l’ufficio al pagamento di somme, e solo se la relativa sentenza è passata in giudicato, la segreteria della Commissione che l’ha emessa, a richiesta dell’interessato, rilascia copia spedita in forma esecutiva a norma dell’art. 475 del C.p.c. La sentenza delle Commissioni Tributarie Provinciale e Regionale spedita in forma esecutiva è titolo per le azioni esecutive previste dallo stesso C.p.c..

  • Come ci muoviamo con l’Autotutela e i ricorsi in ctp:

Fermo restando che La legge di stabilità n. 228/2012, ha introdotto l’annullamento in autotutela delle c.d. “cartelle pazze” che stabilisce quanto segue:

il contribuente, raggiunto da una cartella illegittima, possa chiedere in autotutela la sospensione della riscossione nonché l’annullamento in via amministrativa delle partite iscritte a ruolo.

Nella legge è previsto anche un termine perentorio per ottenere lo sgravio in autotutela ovvero 220 giorni (cfr. comma 540 l. n. 228/2012) che in caso di rigetto, al trentesimo giorno sarà ormai già prescritto il termine a disposizione del cittadino per presentare Ricorso tributario, e se anche dopo i 220 giorni l’istanza di autotutela restasse priva di risposta, Secondo la legge la cartella esattoriale sarà da considerarsi nulla.

In teoria Equitalia ha il diritto / dovere di ricevere un elenco di crediti (“ruolo”) certi, liquidi ed esigibili validamente nei confronti del debitore per effettuare una verifica specifica ed emettere una risposta all’istanza presentata dal contribuente che la porti a concludere se detti crediti non siano decaduti o prescritti

In pratica, però, l’annullamento in autotutela da parte dell’agenzia della riscossione, non ha quasi mai l’esito sperato. Infatti, nonostante il deposito delle istanze in autotutela Equiltalia procede quasi sempre con azioni esecutive per la riscossione delle poste iscritte a ruolo.

Quindi, per prudenza sarebbe comunque opportuno intraprendere l’azione giudiziaria (Ricorso tributario) per ottenere una sentenza che non lasci strascichi e pendenze insolute…ma come detto in precedenza i termini per poter presentare Ricorso tributario saranno ormai scaduti!

È vero che l’agente della riscossione non è competente per l’annullamento delle poste iscritte a ruolo che competono esclusivamente all’ente creditore (quale Agenzia delle Entrate, Inps, Inail, ecc.),

Ma la legge sul punto è chiara, infatti, prevede che:

  • il comma 539della l. n. 228/2012, uno specifico obbligo del concessionario di trasmettere entro dieci giorni all’ente creditore la dichiarazione presentata dal debitore e la documentazione allegata, al fine di avere conferma dell’esistenza delle ragioni indicate e ottenere, “in caso affermativo la sollecita trasmissione della sospensione o dello sgravio direttamente sui propri sistemi informativi”,
  • il comma 540, in caso di mancato invio da parte dell’ente creditore della comunicazione prevista dal comma precedente e di “mancata trasmissione dei conseguenti flussi informativi al concessionario della riscossione,trascorso inutilmente il termine di duecentoventi giorni dalla data di presentazione della dichiarazione del debitore allo stesso concessionario della riscossione, le partite di cui al comma 537 SONO ANNULLATE DI DIRITTO e quest’ultimo è considerato automaticamente discaricato dei relativi ruoli”.

Come la presentiamo:

Istanza di autotutela va presentata entro novanta giorni dalla notifica della cartella esattoriale.

Si può presentare presso lo sportello, inviare mediante raccomandata oppure attraverso il sito con allegati questi documenti:

  1. la cartella di pagamento che vogliamo contestare;
  2. il documento in virtù del quale riteniamo che la cartella sia illegittima (ad esempio se la cartella fosse originata da una multa potrà trattarsi della sentenza di annullamento o della ricevuta di avvenuto pagamento);
  3. un nostro documento d’identità.

Per inoltrare la domanda è poi disponibile un modulo da compilare on line, che allego alla presente, in cui sono richieste le nostre informazioni anagrafiche e gli estremi della cartella esattoriale.

In ogni caso nel merito noi preferiamo presentarLa c/o gli sportelli o inviando la raccomandata con ricevuta di ritorno, onde evitare problematiche, perché come ben si sa il sito di equitalia non funziona mai a meraviglia

In ogni caso, l’istanza di autotutela richiede comunque che il contribuente sia in grado di valutare la legittimità del proprio presunto debito, per poi lasciare che l’ente creditore faccia da giudice di sé stesso e possa autonomamente decidere dell’esito della vertenza, implicando che il contribuente faccia frattanto spirare i termini per presentare opposizione innanzi all’autorità giudiziaria (cosa che avrebbe potuto fare fin da principio avvalendosi tempestivamente dell’ausilio del proprio difensore di fiducia) pertanto noi consigliamo sempre o quasi, dipendentemente dal debito dovuto, di presentare Ricorso tributario c/o la Ctp effettuando un preciso controllo degli avvisi di accertamento (cartelle) o del completo estratto di ruolo, in alternativa se si vuole procedere con l’istanza di autotutela possiamo procedere attendendo una risposta dall’ente entro i 220 giorni, che in caso di mancata risposta ci avvaliamo del silenzio assenso la quale le cartelle SONO ANNULLATE DI DIRITTO,  altrimenti procediamo con il ricorso in Ctp impugnando l’estratto di ruolo di riferimento.

Se vuoi avere un Ricorso tributario da 350,00 €  effettuato con le competenze adeguate e a basso costo per i seguenti argomenti, non esitare a contattarci, ti risponderemo celermente con il nostro miglior preventivo.

Gli atti impugnabili dalla Ctp per equitalia, agenzia delle entrate, enti di riscossione o tasse comunali:

l’avviso di accertamento. l’avviso di liquidazione, il provvedimento che irroga le sanzioni, il ruolo e la cartella di pagamento, l’avviso di mora, gli atti relativi ad alcune operazioni catastali, il rifiuto, espresso o tacito, alla restituzione di tributi, sanzioni, interessi o altri accessori non dovuti, i provvedimenti che negano la spettanza di agevolazioni nonché i provvedimenti di rigetto delle domande di definizione agevolata dei rapporti tributari e ogni altro atto espressamente indicato dalla legge come autonomamente impugnabile.

 

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