L’Austria blinda il Brennero e i Paesi nord-europei prorogano i controlli: cosa succederà da lunedì?



Confermo ciò che ho detto nel mio articolo di pochi giorni fa: a mio parere, si stanno sottovalutando le elezoni politiche di domenica in Austria. Mentre state leggendo questo articolo, a Vienna è in corso il dibattito televisivo tra i candidati alla Cancelleria e come mostra questa foto,

sono stati accolti da proteste legate allo scandalo delle fake news su Facebook contro il popolare e favoritissimo ministro degli Esteri, Sebastian Kurz, che ha visto i socialisti perdere ulteriore credibilità. Chi ha avuto Francesco Giuseppe, mal sopporta certe americanate. Anche nel 2017. Ad oggi, quando mancano tre giorni al voto, l’esito iù probabile è infatti quello di una vittoria dell’OVP che porti a un’alleanza con la FPO; di fatto un governo di centrodestra molto spostato sulla destra. E decisamente determinato a mettere subito in chiaro alcune cose. Mentre infatti a Vienna si preparava il tappeto rosso fuori dagli studi televisivi, altrove accadevano cose più interessanti. Soprattutto per noi.

L’Austria ha infatti annunciato per domani l’entrata in funzione del posto di controllo anti-migranti lungo la ferrovia del Brennero. Da tempo le autorità austriache, in collaborazione con quelle italiane, controllano i treni internazionali diretti a nord ma per evitare rallentamenti del traffico internazionale, nella stazione ferroviaria di Seehof, sul versante austriaco del valico, è stato ora realizzato un binario appositamente dedicato ai controlli dei treni in transito. Direte voi, tutto nella norma. Per niente. Perché il check point sarà presentato domani, alle ore 14.45, durante un sopralluogo in presenza del ministro degli Interni, Wolfgang Sobotka, del governatore tirolese Guenther Platter e del capo della polizia tirolese Helmut Tomac. Insomma, un po’ troppe autorità per un qualcosa di rituale. E, soprattutto, a nessuno può sfuggire il timing della decisione, ovvero a poche ore dal voto politico. Propaganda disperata del governo, lato socialista, per recuperare consensi con un atteggiamento legge ed ordine nell’ultimo giorno di campagna elettorale e in favore di telecamere?

Certamente sì ma non solo. Perché sempre oggi la Germania ha reso noto di aver esteso per altri sei mesi i controlli sui passaporti proprio al confine con l’Austria e per i voli provenienti dalla Grecia, motivando il provvedimento con le preoccupazioni per possibili attacchi terroristici. Lo ha dichiarato il ministero degli Interni tedesco, Thomas De Maiziere, il quale ha confermato che la Germania ha notificato l’atto alla Commissione europea, al Consiglio dell’Unione europea, al presidente del Parlamento europeo e ai ministri degli Interni degli Stati dell’Unione europea con una lettera inviata mercoledì. La Commissione, di suo, ha dato il via libera alla Germania per controllare il confine con l’Austria nel 2015, in occasione dell’ondata di rifugiati e migranti lungo la rotta balcanica ma l’autorizzazione temporanea scadrà l’11 novembre.

E sempre oggi, anche Danimarca e Francia hanno compiuto lo stesso passo. “La Commissione sta valutando le notifiche”, ha spiegato la portavoce dell’esecutivo comunitario agli Affari interni, Natasha Bertaud, che non ha voluto fornire le motivazioni alla base dei nuovi provvedimenti. Insomma, la Germania vende la panzana dell’anti-terrorismo ma viene subito smentita dalla Commissione, la quale si cela dietro il “no comment” riguardo le vere ragioni: cosa sanno tra Austria e Germania che noi non sappiamo? Dopo aver sfanculato gli USA, ora la Turchia si prepara forse a rompere l’accordo sui migranti con l’Europa, facendo invadere di fatto la rotta balcanica proprio alla vigilia dell’inverno?

Qualcosa c’è di sicuro da nascondere. Magari qualche patto segreto fra CDU, CSU e Liberali sul futuro governo, visto che gli alleati bavaresi della Merkel non sono affatto soddisfatti della quota 200mila migranti l’anno messa sul tavolo dalla Cancelliera per rompere le riserve rispetto al nuovo esecutivo. Se così fosse, non solo saremmo di fronte a una sconfessione della Merkel ma a una vera e propria blindatura del fronte Nord. Cui Vienna ha risposto, da subito, con il rafforzamento dei confini del Brennero.

E attenzione, perché qualcuno avanza scenari ancora più estremi rispetto al futuro austriaco post-elezioni, se davvero si arriverà a un’alleanza OVP-FPO. “Il Paese di Sebastian Kurz sarà molto euro-critico e sempre più vicino all’est dei Visegrad”, ha dichiarato oggi a Berlino, in un incontro con la stampa straniera di cui l’ANSA ha dato riscontro, una delle massime esperte di politica austriaca, Alexandra Foederl-Schmid, ex direttrice di “Der Standard”, quotidiano che la settimana scorsa dava in un suo sondaggio esclusivo la FPO come secondo partito. “Soprattutto i contatti del ministro degli Esteri e candidato cancelliere dell’OVP con l’Ungheria di Viktor Orban sono molto forti. Su chi otterrà il primo posto non ci sono molti dubbi, sarà importante vedere chi arriverà secondo”.

E se fosse davvero l’FPO, quel legame con Budapest potrebbe crescere e migliorare ancora. Certo, il Rosatellum-bis p materia molto più interessante ma attenzione a continuare con questo generale disinteresse per il voto della piccola Austria: lunedì mattina potremmo svegliarci in un’Europa con prospettive diverse. A partire dal Brennero. E con la Germania in fase di incubazione politica nazionale e fresca di risultati dalle regionali della Bassa Sassonia, lo shock potrebbe anche essere maggiore. Perché se il Nord chiude del tutto e, come al solito, noi ci svegliamo con il gregge già fuggito, stavolta potrebbe essere dura arginare il danno. Austriaci e tedeschi non libici, non i compri con i soldi e le promesse. A quel punto la nostra solo assicurazione sarebbe Erdogan. E penso di aver detto tutto.


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Rischio Calcolato
Author: Mauro Bottarelli

CommercialistaDiRoma.Com