Fa scorrazzare liberamente i suoi pericolosi canguri sulla propria isola: in Italia è reato


Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui il Tribunale aveva condannato un imputato per il reato di cui all’art.6, commi 1 e 4, I. n. 150 del 1992 in relazione alla detenzione di esemplari vivi di mammiferi di specie selvatica pericolose (nella specie, sette esemplari di wallaby), la Corte di Cassazione – nel disattendere la tesi difensiva secondo cui i canguri non potevano essere considerati animali pericolosi essendo necessario che gli stessi siano detenuti posti in cattività, mentre invece essi sono assolutamente liberi cibandosi, tra l’altro, del tutto autonomamente – ha invece affermato che per “esemplare di specie selvatica” deve intendersi l’esemplare di origine selvatica o l’esemplare animale proveniente da nascita in cattività limitata alla prima generazione (come nel caso di specie), non vi è dubbio che la permanenza, pur in ambiente “non controllato”, degli wallabies, “pericolosi” per legge secondo gli elenchi normativi del d.m. 19/04/1996, non possa essere tale da sottrarre gli stessi all’ambito di applicabilità della normativa (Corte di Cassazione, sez. III, sentenza 5 ottobre 2017, n. 45748).

Penale
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