Consulenza sul trust | permette all’imprenditore di tutelare il patrimonio familiare ed aziendale

Commercialista Roma 

Consulenza sul trust

Viene sempre più affermandosi il trust
come strumento, alternativo al fondo patrimoniale, volto a salvaguardare i beni della famiglia o dell’impresa dalle avversità della vita: vediamo di cosa si tratta e come funziona.

Il termine Trust viene usualmente tradotto con il termine  affidamento e con fiducia.

Ha una fiducia quando una persona, che noi chiamiamo il disponente, decide unilateralmente a spogliarsi, per un determinato periodo di tempo, di tutte o alcune delle sue attività e / o diritti, trasferendoli a terzi, il Trustee, a beneficio di alcuni soggetti, i beneficiari, che possono anche essere i figli, le loro mogli ei loro discendenti, per il raggiungimento di uno scopo meritevole di tutela dal nostro ordinamento giuridico.

Storia

La fiducia è la nascita nei paesi anglosassoni e lentamente evoluto in forme sempre più complesse in varie giurisdizioni.

In Italia, per i trust non era sconosciuta. Infatti, già nel 1899 la Corte Suprema aveva stabilito un problema relativo ad un fedecommesso relativi agli immobili di un cittadino britannico, che si trova in Sardegna.

Attualmente il riconoscimento giuridico interno di trust deriva dalla ratifica da parte del nostro paese, la Convenzione dell’Aia del 18 luglio 1985 relativa alla legge applicabile ai trust e sul loro [1] Riconoscimento.

La Convenzione [2] afferma che “per la fiducia significa che i rapporti giuridici costituiti da una persona con atto tra vivi o mortis causa qualora dei beni siano stati posti sotto il controllo di un trustee nell’interesse di un beneficiario o per un fine specifico”

caratteristiche essenziali

Posticipare la spiegazione di come funziona in pratica la fiducia di poche righe più avanti, ci aspettiamo che gli elementi caratteristici della fiducia sono:

1) i beni del trust costituiscono un fondo separato e non fanno parte del proprio patrimonio del trustee;

2) i beni in trust sono intestati al trustee o altra persona per conto del trustee;

3) il trustee ha il potere e il dovere, di cui è responsabile, per gestire, utilizzare o disporre dei beni in conformità con le disposizioni del trust;

4) il disponente può mantenere determinati diritti e poteri.

Come si può vedere, allora, la Convenzione non dà una definizione di fiducia, ma mette in evidenza quali sono quegli elementi e quei comportamenti minimali ed essenziali. Ma ogni fiducia deve avere regole che disciplinano sia il suo funzionamento, e le funzioni di fiduciario, è la sua sostituzione e così via.

La LEGGE

Questa riflessione ci permette di affrontare la questione del diritto personale.

La Convenzione stabilisce che [3] la fiducia è regolato dalla legge scelta dal disponente, e se una legge non conosce la fiducia si applica la legge con la quale è il collegamento più stretto, stretti legami che devono essere considerato il luogo di amministrazione del trust, o la ‘localizzazione delle attività, o di residenza o di domicilio del trustee o, in relazione allo scopo, il luogo dove deve essere realizzato.

La creazione di un trust

In relazione alle procedure per la costituzione di un trust, sono molto semplici. L’unico requisito è la forma scritta.

In Italia, la pratica è di autenticare strumento di fiducia o da un notaio (in altri casi in cui la forma è utile per essere supportato da una procedura più rigorosa, ad es. Nella fiducia, dove ci sono i beneficiari che sono anche persone vulnerabili) per procedere con l’atto pubblico.

Va ricordato che una cosa è la creazione di un trust, che è l’atto che contiene le regole, la nomina del trustee e beneficiari (se esistente), un altro è l’atto di trasferimento di attività in trust al trustee che servirà a mettere in atto una pianificazione definita e voluta dal disponente.

Protezione dai creditori ed eredi

Si può dare la proprietà di fiducia a dispetto dei creditori e dei diritti di eredi?

La risposta è ovviamente negativa. La Convenzione [4], prevede il divieto di tempo per impegnarsi in fiducia a violare le regole necessarie successione, sulla tutela dei creditori in caso di insolvenza.

Come funziona il Trust

– I beni sono trasferiti dal disponente al trustee (posti sotto il suo controllo) e portare il fondo fiduciario.

– I beni del trust sono separati dal patrimonio personale del trustee e non fanno parte del suo regime beni della successione (in modo non vengono trasferiti agli eredi del fiduciario).

– I creditori personali del trustee non possono attaccare il fondo dei beni in trust.

– Il fiduciario ha il potere e il dovere, di cui è responsabile, per gestire, utilizzare o disporre dei beni secondo i termini del trust e le norme particolari previsti dalla legge.

– I beni del trust sono “segregati” e, pertanto, non sono soggetti alle rivendicazioni di:

a) i creditori personali del trustee, per non rientrano nel suo regime di proprietà, letto né in eredità;

b) i creditori del disponente, in quanto non fa più parte del proprio patrimonio (tranne nel caso di revoca ordinaria e fallimentare);

c) i creditori dei beneficiari fino a quando non ricevono tali beni da parte del trustee.

beneficiari

Ci sono vari tipi di beneficiari: i beneficiari di reddito e beneficiari del Fondo.

I beneficiari di reddito sono coloro che possono essere oggetto di stanziamenti reddito (tasse ad esempio, la proprietà trasferita nella fiducia è affittato e assolto:. Ciò che resta, se lo si desidera e atteso dal disponente può essere trasferito al beneficiario). Questi beneficiari possono o non possono coincidere con i beneficiari del Fondo.

I beneficiari del Fondo sono coloro ai quali, è venuto al termine finale del trust, verranno trasferiti gli attivi.

Essi, a loro volta, si suddividono in beneficiari investiti cioè quesite posizione, e beneficiari contingenti cioè posizioni non ancora quesite. Ciò significa che i beneficiari acquisiti sono quelli già individuati nell’atto, mentre quelli contingenti sono quelli che, anche se identificati, sono soggetti ad una condizione sospensiva, per esempio, deve essere vivo per il termine finale del trust.

Queste distinzioni, se non correttamente inteso, identificati e di cui l’atto, possono creare effetti deleteri e assolutamente contrario alla volontà del disponente.

Quando si dovrebbe creare un trust

Spesso le applicazioni di fiducia si trovano nel passaggio generazionale di attività o azioni di società, la tutela delle persone deboli, nella protezione di situazioni di fatto, come la convivenza, nella pianificazione e la disposizione di capitale e profitto interessi della famiglia, o con funzione di garanzia in luogo di fideiussioni.

Dovrebbe essere smentita la convinzione che, per fare un trust, è necessario avere grandi proprietà: ci sono fondi che hanno valori irrisori cui vero cuore non è ciò che contiene, ma lo scopo che si desidera proteggere.

costi

I costi sono suddivisi in tre aree:

Il costo della creazione: dipenderà dalla stipula libera che si raggiunge con il professionista che redige l’atto di fiducia.

Il costo del trasferimento di attività: dipende dal tipo di merci e il tipo di beneficiario. Ad esempio, se un genitore trasferisce la proprietà di fiducia a beneficio di un beneficiario che è il figlio, si applicano le norme in materia di successioni e donazioni (in modo improprio, perché ha costituito un trust non significa nominare un erede, né messo in atto una donazione), con una franchigia di € 1 milione per beneficiario, pagando solo l’imposta ipocatastali del 3%.

Il costo fiscale derivante durante la vita del trust (se assumiamo per esempio che c’è una proprietà affittata) sono disciplinati dal testo unico delle imposte [5] reddito.

 

[1] La Convenzione è stata resa esecutiva in Italia con la Legge 16 ottobre 1989, n. 364 entrata in vigore il 1° gennaio 1992.

[2] Art. 2.

[3] Art. 6.

[4] Art. 15.

[5] Art. 73 del dpr 917/86

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